LA CULTURA DELLA MEMORIA ( estratto dal Piano dell'Offerta Formativa 2011- 2012)

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Dalla Cultura della Memoria a un curriculum verticale di Cittadinanza Attiva

A  dodici anni dalla nascita  del progetto  "Il '900 i giovani e la memoria" divenuto poi  progetto d'istituto LA CULTURA DELLA MEMORIA , questo Istituto  ha elaborato una  trama progettuale ed organizzativa utile  alla creazione di un curricolo verticale sulla cittadinanza attiva di cui la Memoria è una delle manifestazioni principali.

E' necessario affinché  il curricolo sia un percorso utile per la costruzione della propria coscienza , che mantenga forme di flessibilità.

Tale flessibilità consente a ciascuno di ricostruire la propria  pedagogia della resistenza

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AL CURRICOLO VERTICALE
DI CITTADINANZA ATTIVA

"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba

dentro a un imbrunire..."

 

Cultura della Memoria
 

AREA DELLE “PARI OPPORTUNITÀ' ( a cura della Prof.ssa Maria Motta)

… sì alle diversità,

no alle discriminazioni

 

COSA SIGNIFICA LA FORMULA “PARI OPPORTUNITÀ”?

 

Il principio delle “pari opportunità” è uno dei pilastri su cui si fonda la nostra Carta Costituzionale che lo enuncia con grande chiarezza nell’art. 3

Applicato alla vita scolastica implica che, a partire dalle Istituzioni, passando dai docenti, fino ai genitori e agli allievi stessi, siamo tutti chiamati a creare un luogo e le condizioni che permettano a tutti gli alunni e a tutte le alunne di avere “pari opportunità” di apprendere e vivere serenamente la propria crescita personale.

È chiaro ed evidente che tali “opportunità” sono davvero “paritarie” solo se tengono conto delle differenze e unicità che caratterizzano ciascun allievo e ciascuna allieva.

Il principio delle “pari opportunità” è alla base anche della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e della donna e della Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea che lo collega indissolubilmente al principio di non-discriminazione.

Va da sé che come cittadini del mondo, europei e anche italiani abbiamo il diritto/dovere di garantire l’applicazione di questi principi indispensabili alla convivenza pacifica e alla crescita della società in cui viviamo.

 

IN CHE MODI L’Istituto Comprensivo “MANARA VALGIMIGLI”

CERCA DI REALIZZARE TALI PRINCIPI?

 

Da undici anni il nostro Istituto ha perseguito la loro applicazione attraverso la creazione dell’area Pari Opportunità, costituita da tre filoni progettuali: Cultura della Memoria, Ben-essere (per star bene a scuola) e Intercultura.

Attualmente, dunque, l’area Pari opportunità promuove progetti che puntano:

   tramite il filone Cultura della Memoria, a educare gli alunni e le alunne alla mondialità e alla cittadinanza attiva e responsabile;

   tramite il filone Ben-essere (per star bene a scuola), a favorire il loro “star bene a scuola”, inteso come cardine del successo scolastico e della crescita positiva di ciascuno.

   Tramite il filone dell’Intercultura sostenere il dialogo  tra tutti i membri della società in cui viviamo.

 

Perché la Cultura della memoria?

Spesso i ragazzi e le ragazze ci chiedono il perché dello studio della Storia: i fatti passati per loro hanno poca importanza, ciò che conta è il presente. Le risposte non sono sempre facili da dare, ma frequentemente rispondiamo:

“La memoria e la storia sono elementi costitutivi del nostro stesso presente, sia perché vi si radicano le origini e i valori della nostra democrazia, sia perché l'esercizio della memoria, rivolto non solo al passato ma anche all'epoca in cui viviamo, è una pratica essenziale per una cittadinanza vigile e partecipe”.

Affinché tali affermazioni abbiano un riscontro pratico, è necessario mettere gli alunni di fronte ad alcuni avvenimenti drammatici che hanno trasformato il mondo e che hanno creato una cesura potentissima con il passato meno recente:

1)     nel nostro paese la Costituzione  nacque dopo un periodo storico tragico; essa, infatti, è stata una risposta forte ai sei anni della seconda guerra mondiale e i venti anni della dittatura   (Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese; Art. 6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Art. 8.Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze);

2)    la Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica italiana: l'Assemblea Costituente fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al CLN, i quali scrissero la Costituzione fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche ed ispirandola ai princìpi della democrazia e dell'antifascismo. [2]

3)    Il 25 aprile in Italia è la Festa della Liberazione, si ricorda cioè l'anniversario della liberazione dal nazifascismo. Carlo Azeglio Ciampi, ex Presidente della Repubblica italiana, disse «la storia è un’azione di ricostruzione lenta e paziente, va arricchita ogni giorno di nuovi approfondimenti, di nuove testimonianze»; ma «ciò non ha nulla a che vedere con un improponibile revisionismo>>. Per questo è importante celebrare il 25 aprile, anniversario della Liberazione».

4)    Il mondo intero ha condiviso la tragicità della Shoah: non si può dimenticare ciò di cui l’uomo è stato capace. Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha, in tal modo, aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.[3]  La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.

 

I PROGETTI, proposti in quest’area, hanno come obiettivo principale di far rivivere in modo critico la memoria. Il confronto con fonti dirette e indirette danno la possibilità ai RAGAZZI di essere PROTAGONISTI dell’apprendimento, perché si relazionano attivamente con i fatti storici studiati sui libri. Tale approccio pratico permette di capire ed elaborare, per esempio, i meccanismi della discriminazione, di riconoscere le forme di relazione positive tra individui e le culture nella storia.

La progettualità, dunque, permette alla Didattica della Storia di lasciare ampio spazio all’esperienza e alla discussione. Lo studio della Storia deve offrire agli alunni molte opportunità per maturare la capacità di decentrare il proprio punto di vista e per comprendere mentalità e comportamenti di altre epoche. Sono coinvolti in questo processo educativo gli alunni dell’Infanzia, della scuola Primaria e quelli della scuola secondaria di primo grado, in quanto si parte da un’idea, ormai consolidata, che l’alunno pur non avendo una chiara rappresentazione del Tempo, ha già vissuto esperienze che gli danno la possibilità di percepire una rappresentazione del passato e dell’avvenire partendo dal presente (“orizzonte temporale” Fraisse).

Vygotskij considerava i processi mentali non solo nella dimensione genetica, ma anche in quella socioculturale, nella quale il linguaggio svolge un ruolo fondamentale. E’ attraverso il linguaggio che il bambino accresce il suo personale patrimonio esperenziale e impara a esprimere i suoi concetti nella definizione linguistica socialmente accettata e condivisa.

Su questa base Vygotskij distingue i concetti spontanei e quotidiani da quelli scientifici (concetti che il soggetto riceve dall’istruzione scolastica): i primi sono costruiti dal bambino con riferimento alla propria esperienza personale, i secondi li apprende, già verbalizzati e collocati in un sistema gerarchico. Per comprendere la relazione fra istruzione scolastica e sviluppo mentale nella teoria di Vygotskij bisogna rifarsi a quella che egli definisce la zona di sviluppo prossimale, cioè quell’insieme di processi cognitivi in formazione che possono essere stimolati e accelerati da un opportuno intervento educativo. Ne consegue “una stretta interrelazione tra dimensioni di sviluppo e fattori educativi, in quanto lo sviluppo avviene sempre nel contesto di una cultura e attraverso la comunicazione e lo scambio con gli altri”[4].

L’esperienza sul campo, con la raccolta di indizi attraverso la visita a Chiese, monumenti e mura di città, l’attività di laboratorio, le commemorazioni, rendono gli alunni dei piccoli investigatori, attori che, attraverso l’aiuto dell’insegnante, ricostruiscono le tappe dell’accaduto, di ciò che è passato e non è più uguale ma rintracciabile.

Dunque, punto essenziale è la necessità di approfondire il discorso:

1.    delle fonti iconografiche di epoche remote (visite ai musei), sia che esse rappresentino concezioni universali che peculiari di un particolare periodo storico;

2.   delle fonti dirette attraverso i racconti autobiografici dei testimoni di momenti terribili della Storia umana, della drammatizzazione della vita passata fatta dai ragazzi o cui essi assistono.

3.   dei viaggi d’Istruzione nei luoghi della memoria altro momento di grande esperienza conoscitiva (“sono stato proprio dove, quello che mi raccontano in classe, è accaduto”);

4.    dei laboratori di “Fare storia con la Storia” tramite i quali i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze si calano in un periodo storico cronologicamente lontano; in quei momenti, però, il Tempo si contrae e sentirsi donne e uomini antichi o medievali diventa un gioco affascinante.

 

Infine, la memoria critica:

1)     facilita la comprensione delle complessità proprie della società contemporanea che è multicultare;

2)    permette di individuare e valorizzare quelle differenze, che in un primo momento, possono essere vissute come visioni discordanti del mondo e inconciliabili rispetto alle nostre; esse spesso spaventano e spingono l’individuo verso un atteggiamento auto difensivo.

Aprirsi alla comprensione del mondo e alla sua eterogeneità in modo propositivo consente di riconoscere i benefici delle diversità e di gestire in maniera costruttiva i conflitti di qualsiasi natura e portata essi siano.

 

L’importanza della storia delle tradizioni

Il termine tradizione deriva dal verbo latino tradere che significa dare, comunicare, consegnare agli altri. Esse rappresentano una parte di chi siamo; esse sono importanti poiché caratterizzate da riti, costumi, usi che sono un mezzo per consolidare i legami sociali. Sono patrimonio culturale.  Studiare le usanze, le feste, i canti, le storie della propria regione d’origine significa mettere un tassello allo straordinario mosaico della formazione della nostra identità.

 

 

 Fare cultura della Memoria  significa quindi " fare storia con le storie" concorrendo ad alimentare  una memoria critica per costruire :

il senso

di appartenenza

e

di partecipazione attiva

a una società multiculturale pacifica

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